Articoli marcati con tag ‘cultura del prodotto’

La patata di Regnano

lunedì, 15 marzo 2010

Nella zona di Massa,e più precisamente nel comune di  Casola,si trova invece ,la Patata di Regnano.Anche in questo caso parliamo di una produzione piccola destinata all’autoconsumo.La patata di Regnano è molto caratteristica nel comune di Casola: l’ambiente di coltivazione, l’elevata altitudine, le caratteristiche dei terreni particolarmente vocati e la tecnica di produzione la rendono un prodotto unico. In passato la coltivazione della patata era molto diffusa: veniva coltivata sia vicino al centro abitato, sia nella parte elevata delle colline vicine, ossia nelle zone a nord del paese, Tea, come nella zona denominata “Foce”, luogo che divide la valle dell’Aulella da quella del Rosaro.Viene ancora coltivata con lo stallico e non si utilizzano prodotti chimici.

Oggi la produzione della patata di Regnano riesce a soddisfare quasi solo l’autoconsumo:

E’ un ingrediente essenziale di  altri due prodotti tradizionali del Comune di Casola in Lunigiana: il pane di Regnano e la marocca di Casola (presidio Slow Food,piccolo miracolo del mio amico Fabio che presto Vi racconterò), nell’impasto dei quali viene utilizzata la patata schiacciata,un pò come accade alla patata della garfagnana e al pane di patate omonimo.

La Formazione con Gli Amici

domenica, 7 febbraio 2010

A proposito di formazione e filosofia.. giusto questi giorni sono stato ospite di Martin e Wiebke, clienti de La Bilancia, che vivono ad Amburgo e che mi hanno chiesto di passare con loro alcune serate per cucinare ad un gruppo di appassionati e buongustai che hanno voluto approfondire la filosofia della cultura del prodotto e della sua lavorazione. Insomma alcune serate per capire come dal prodotto si possa ottenere il massimo. Voi capirete che mi sono tuffato in questa cosa con la massima energia! Cercare di fare emeregere il prodotto è la luce che mi spinge ogni giorno a dare il massimo nel mio locale. Per questo ho passato questa settimana tra i fornelli. Una sorta anche di primo passaggio nell’ottica della mia voglia di aprirmi sicuramente anche all’esperienza della formazione,ma con una caratteristica fondamentale: cucinare con i prodotti del luogo. Una sfida difficile da proporre in quelle zone perché sono stato in un  periodo impossibile per loro dato che i prodotti soffrono del clima rigido invernale: cucinare esclusivamente con le tipicità è stata un’impresa.

Ma sono decisamente contento anche perché ho sperimentato sul campo per la prima volta ed in condizioni avverse la mia idea formativa: non insegnare a cucinare, ma imparare ad interpretare il prodotto locale. A me piace essere un ricercatore del cibo ed un selezionatore che, alla fine, mette in tavola qualcosa in cui crede.

Questo è lo stimolo alla base della mia idea formativa.

A.