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La Germania e la Patata

giovedì, 25 febbraio 2010

Appena di ritorno dalla Germania ho cercato di rifarmi del tempo perso. In fin dei conti avevo la necessità di avere una ‘ partenza’, uno spunto nel cominciare a scrivere e descrivere…..

Sono tante le emozioni che vorrei trasmettere parlandovi di piccoli produttori o di semplici miracoli della natura che ho incontrato in passato e che in qualche modo (sul campo, al ristorante) ho già avuto la fortuna di conoscere. Tanti altri avremo modo di scoprirli assieme.

Il clima rigido (a gennaio abbiamo trovato  meno 15 gradi), I’Elba ghiacciato (il fiume che divide, bagna e rende magica Amburgo) hanno condizionato la  scelta del menù da proporre ai clienti-amici tedeschi. Nemmeno nel magico FischMarkt che consiglio a tutti di visitare (sveglatevi presto però…o andateci al ritorno dalla discoteca) non è che abbia avuto poi così tanto da scegliere tra i loro prodotti.

Trovare verdura e pesce è stata davvero dura  di questi tempi: come tutti i luoghi molto freddi abbondano di pesci affumicati o essiccati e le verdure vengono quasi solo esclusivamente da paesi lontani o da culture in serra (uffa…).

Ho, quindi, sperimentato veramente quello che succedeva anni fa quando il consumismo (ahimè) non aveva ancora reso possibile reperire prodotti in e da tutto il mondo e sempre.

Mi sono concentrato piuttosto sui pochi prodotti di indiscutibile territorialità, cercando di farli esprimere al meglio.

Visto che  la Germania è sicuramente la patria di alcuni prodotti tra cui indiscutibile la loro cultura sulle patate  (e da tempo ne sperimentavo diverse per raggiungere il mio scopo) cominciamo da questa bella esperienza.

Ho trovato un bellissimo Salmone Selvaggio ed allora ho proposto uno gnocco . Avevo già sperimentato uno gnocco senza farina, questo è stato un bel banco di prova. Al mercato comune si trovano molti tipi di patata, io ho scelto quella di altitudine, molto elastica e resistente, utile sia per rendere lo gnocco più tenero e soffice ma sopratutto per creare armonia con il suo condimento.

Lo gnocco senza farina è facile farlo a casa, più difficile gestirlo in un ristorante. Questo perchè nonpuò essere preparato prima, deve essere steso al momento per evitare che si attacchi.

Il procedimento è molto semplice: 1 kilo di patate, un uovo buono e  olio di gomito per impastare. 

Ovviamente si spruzza un pò di farina sulla superficie che utilizziamo per la lavorazione dello gnocco.

Una volta datogli forma ( a piacere ) va immerso immediatamente nell’acqua che bolle. Bastano pochi secondi (non serve farlo venire a galla, basta aspettare che l’acqua torni a bollire) e lo gnocco è pronto per la padella dove precedentemente abbiamo messo il salmone e il cavolo verza (in questa fase dobbiamo stare attenti a non rompere lo gnocco che è molto soffice) ed il gioco è fatto. La difficoltà di questo piatto sta nel maneggiare con cura lo gnocco afffinchè rimanga della  forma desiderata senza che si rompa o si deformi.

Al nostro ristorante questo piatto viene fatto con ovviamente con  ingredienti locali.

Molti di voi hanno già assaggiato lo Gnocco alle cicale.

Il procedimento è lo stesso per lo gnocco, per il sugo si sgusciano le cicale, con i guscci si fa il fondo;

La polpa viene messa alla fine. 

Abbiamo adesso uno spunto…..Cominciamo quindi ad analizzare un prodotto semplice semplice,usatissimo da tutti e che ha molte funzioni…. LA PATATA

Andrea

La Formazione con Gli Amici

domenica, 7 febbraio 2010

A proposito di formazione e filosofia.. giusto questi giorni sono stato ospite di Martin e Wiebke, clienti de La Bilancia, che vivono ad Amburgo e che mi hanno chiesto di passare con loro alcune serate per cucinare ad un gruppo di appassionati e buongustai che hanno voluto approfondire la filosofia della cultura del prodotto e della sua lavorazione. Insomma alcune serate per capire come dal prodotto si possa ottenere il massimo. Voi capirete che mi sono tuffato in questa cosa con la massima energia! Cercare di fare emeregere il prodotto è la luce che mi spinge ogni giorno a dare il massimo nel mio locale. Per questo ho passato questa settimana tra i fornelli. Una sorta anche di primo passaggio nell’ottica della mia voglia di aprirmi sicuramente anche all’esperienza della formazione,ma con una caratteristica fondamentale: cucinare con i prodotti del luogo. Una sfida difficile da proporre in quelle zone perché sono stato in un  periodo impossibile per loro dato che i prodotti soffrono del clima rigido invernale: cucinare esclusivamente con le tipicità è stata un’impresa.

Ma sono decisamente contento anche perché ho sperimentato sul campo per la prima volta ed in condizioni avverse la mia idea formativa: non insegnare a cucinare, ma imparare ad interpretare il prodotto locale. A me piace essere un ricercatore del cibo ed un selezionatore che, alla fine, mette in tavola qualcosa in cui crede.

Questo è lo stimolo alla base della mia idea formativa.

A.